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Il Magnesio per la terapia dell’emicrania


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Il magnesio, minerale molto usato nella cura della cefalea, fa parte dei 7 minerali “maggiori” presenti nel corpo umano, cosiddetti perchè il fabbisogno giornaliero supera i 100 mg. La dose giornaliera raccomandata è di 400-420 mg nell’uomo e di 310-360 mg nella donna secondo l’età. Il magnesio è molto importante nel mondo vegetale dove è presente all’interno della clorofilla e permette la fotosintesi cioè il processo attraverso cui le piante assorbono anidride carbonica in presenza di luce e producono il glucosio che nutre la pianta insieme all’ossigeno che viene poi liberato nell’aria.

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Le principali fonti di magnesio nella dieta dell’uomo sono pertanto rappresentate da crusca di frumento e germe di grano, verdure a foglia verde, frutta secca (mandorle, arachidi, nocciole, pistacchi), legumi, cereali, soia, cioccolato amaro.

 

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Contenuto di magnesio per alimento

Il corpo umano contiene circa 25 grammi di magnesio, per il 99% all’interno delle cellule, è presente soprattutto nelle ossa, nei muscoli e nel cervello. Il magnesio è contenuto in oltre 300 enzimi coinvolti nel metabolismo degli zuccheri, dei lipidi e delle proteine e interviene sia nella produzione di energia a livello dei mitocondri sia nel garantire la stabilità di DNA e RNA. E’ inoltre necessario per i processi di riparazione del DNA e il mantenimento di livelli normali di Sodio, Potassio e Calcio.

Fu il prof. Pierre Delbet a scoprire a Parigi, negli anni della prima guerra mondiale, che il lavaggio con una soluzione di Cloruro di Magnesio facilita la guarigione delle ferite stimolando l’attività dei globuli bianchi; i tessuti irrorati con questa soluzione guariscono più facilmente e non vanno incontro ad infezioni. Delbet definì il fenomeno da lui descritto “citofilassi”. Essendo ancora lontana ai suoi tempi l’era degli antibiotici (la penicillina venne scoperta da Fleming nel 1928) le osservazioni di Delbet permisero di prevenire con maggior successo le sovrainfezioni batteriche delle numerose ferite di guerra. Ben presto le osservazioni di Delbet portarono alla luce altri aspetti dell’azione del Magnesio. Curiosa è la scoperta dell’effetto tonico e anti-astenico: alcune infermiere riferirono al Professore che avevano cominciato a bere una soluzione di Magnesio per vincere la fatica e lo stress lavorativo dopo aver osservato l’effetto positivo ed euforizzante sui malati.

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Questa osservazione aprì la strada alle successive scoperte sul significato biologico di questo minerale che influenza vari aspetti della salute: il Magnesio non solo potenzia le difese immunitarie ma agisce in modo diffuso nell’organismo. E’ stata chiarita l’importanza del magnesio nel mantenere il normale tono dell’umore e nella prevenzione di molteplici malattie: quelle cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete, l’osteoporosi.

Considerando la sua importanza nei processi metabolici e nel funzionamento del sistema nervoso e vascolare, non stupisce che si sia dimostrato utile anche nella terapia dell’emicrania. Il magnesio è il trattamento per l’emicrania che più si avvicina a una terapia ideale nello stesso tempo efficace, priva di rischi e di effetti collaterali, sicura in gravidanza e poco costosa. Questo è il motivo per cui è stato proposto come trattamento a cui si dovrebbero sottoporre tutti i pazienti con emicrania (1). Il magnesio viene spesso utilizzato sotto forma di compresse di ossido di magnesio alla dose ben tollerata di 400 mg al giorno. Gli effetti collaterali più frequenti sono i crampi addominali e la diarrea, trattabili riducendo il dosaggio. La diarrea è un meccanismo di difesa che previene l’insorgenza della tossicità del magnesio che può manifestarsi con debolezza muscolare, insufficienza cardiaca e respiratoria. Dal momento che l’eliminazione del magnesio avviene attraverso i reni, i pazienti con patologia renale presentano un rischio maggiore di tossicità. Il magnesio per via orale è classificato come sicuro in gravidanza fino alla dose di 400 mg al giorno e pertanto si può utilizzare come trattamento antiemicranico preventivo in giovani donne che desiderano la gravidanza.

Come si spiega l’effetto positivo del magnesio nell’emicrania? Il magnesio è coinvolto nella “cortical spreading depression” dell’aura emicranica, nella liberazione dei neurotrasmettitori, nell’aggregazione piastrinica e nella vasocostrizione, tutti fenomeni importanti nello sviluppo dell’attacco emicranico. La carenza di magnesio provoca inoltre la sintesi e il rilascio della sostanza P che agisce sulle fibre nervose sensitive producendo dolore.

Solo il 2% del magnesio corporeo si trova nel sangue e il valore complessivo di magnesio plasmatico può essere normale nell’emicrania. Nel 50% degli emicranici risulta però ridotta la quota di magnesio in forma ionizzata (Mg ++) che è quella biologicamente attiva, in grado di influenzare il tono vascolare e le funzioni di molti neurotrasmettitori, per prima la serotonina. E’ dimostrato che una parte dei soggetti emicranici presenta una carenza di magnesio, o almeno della sua forma attiva ionizzata, ed è stata evidenziata una carenza di magnesio nei soggetti emicranici tra una crisi e l’altra (2). Sono numerosi gli studi che dimostrano l’efficacia della terapia preventiva con magnesio nel ridurre il numero e l’intensità degli attacchi soprattutto in alcuni tipi di emicrania come l’emicrania mestruale (3), l’emicrania con aura e l’emicrania dell’infanzia. Data l’ottima tollerabilità del magnesio questo minerale dovrebbe essere il trattamento di prima scelta nei bambini e nelle donne che desiderano la gravidanza. Buoni risultati si ottengono anche in acuto in Pronto Soccorso con il solfato di magnesio somministrato in infusione endovenosa negli attacchi di emicrania più intensi: uno studio dimostra la completa scomparsa del dolore 15 minuti dopo l’infusione di 1 grammo di solfato di magnesio nell’80% dei pazienti (4).

Autore: Dr. Domenico Piazza

(1) Why all migraine patients should be treated with magnesium; Mauskop A, Varughese J; J Neural Transm. 2012 May; 119 (5); 575-9.

(2) Talebi M, Savadi-Oskouei D, Farhoudi M, et al. Relation between serum magnesium level and migraine attacks. Neurosciences (Riyadh). 2011;16(4):320-323.

(3) Mauskop A, Altura BT, Altura BM. Serum ionized magnesium levels and serum ionized calcium/ionized magnesium ratios in women with menstrual migraine. Headache. 2002;42(4):242-248.

(4) Intravenous magnesium sulfate rapidly alleviates headaches of various types; Mauskop A, Altura BT, Cracco RQ, Altura BM; Headache 1996 Mar;36(3):154-60.


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Rimedi popolari per l’emicrania: caffè e limone

Un rimedio che molte persone trovano efficace per combattere l’emicrania è una tazzina di caffè amaro con un cucchiaio di succo di limone.

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L’utilità di questo semplice rimedio mi è stata raccontata da diversi  pazienti.

Su quale principio si basa?

E’ noto che la caffeina contenuta nel caffè ha un effetto vasocostrittore e quindi contrasta la vasodilatazione presente nell’emicrania; è questo il motivo per cui esistono prodotti farmaceutici contro l’emicrania che hanno fra i loro costituenti anche la caffeina.

Ma esaminiamo l’effetto dell’abbinamento caffèlimone dal punto di vista della dietetica cinese.

Nella dietetica cinese gli alimenti si distinguono per la loro natura (calda, tiepida, neutra, fresca, fredda) e per il loro sapore (acido, amaro, dolce, piccante, salato)

I chicchi di caffè hanno sapore amaro e la natura fredda viene trasformata in calda con la torrefazione; il limone ha natura fresca e sapore acido.

Secondo la medicina cinese il caffè risolve la stasi di Qi del Fegato, che è considerata una delle principali cause di mal di testa. Liberando l’energia che ristagna nel fegato provoca un forte effetto energizzante fisico e mentale.

Inoltre agisce sulla Vescica Biliare (colecisti) facilitando il flusso della bile; in questo modo protegge dalla formazione di calcoli e combatte la stitichezza.

Il sapore amaro si correla in medicina cinese all’effetto disintossicante del caffè che stimola la produzione di bile ed è diuretico (eliminazione di sostanze tossiche attraverso la via biliare e renale).

Oltre al sapore amaro c’è nel caffè un sottofondo dolce, evidenziato dalla facilità con cui piccole quantità di zucchero lo rendono dolce, cosa impossibile con altre erbe amare. La natura dolce ha un effetto tonificante sulla digestione e assimilazione dei cibi (tonico della Milza in medicina cinese).

Questi sono gli effetti benefici del caffè secondo la medicina cinese quando il consumo è moderato, compreso tra 1 e 3 tazzine al giorno.

Il limone di natura fredda mitiga il calore del caffè e con il suo sapore acido agisce sul Fegato e sulla Vescica Biliare e dirige il Qi verso il basso opponendosi così alla salita dello yang del Fegato verso l’alto che causa cefalea.

La combinazione caffè e limone è quindi giustificata dal punto di vista della medicina cinese in tutti i casi in cui è presente una disarmonia del Fegato, includendo  in primo luogo  tutte le cause emozionali che sul piano energetico colpiscono il Fegato.

Vi sono poi persone che gradiscono molto il succo di limone.

Anche in questo caso ci può essere una relazione con il mal di testa.

In omeopatia uno dei rimedi principali per l’emicrania è “Belladonna”, un rimedio che presenta molti sintomi di congestione alla testa con dolore violento, pulsante, e calore del viso e della testa. I soggetti che rispondono bene al rimedio Belladonna presentano anche il desiderio di limone.

C’è quindi una notevole corrispondenza tra il quadro descritto dalla medicina cinese di salita verso l’alto dello yang del Fegato alleviata dall’assunzione di limone, e il quadro omeopatico di Belladonna con forti attacchi di emicrania e desiderio spontaneo di limone.

Controindicazioni: iperacidità gastrica e ulcera gastro-duodenale.

E’ utile osservare anche cose apparentemente banali ma che rendono unico il nostro mal di testa: abbiamo sete o no durante un attacco? beviamo poca o tanta acqua? c’è un desiderio particolare di caffè o di acqua e limone? Vedi anche i post su emicrania e magnesio e su emicrania e disidratazione.

Autore: Domenico Piazza


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Emicrania e cefalea tensiva, classificazione, emicrania senza e con aura

Sul termine cefalea esiste molta confusione. Cefalea non è sinonimo di emicrania, è un termine più generico che indica semplicemente un sintomo: il “mal di testa”.

Infatti cefalea è un termine derivato dal greco dove “kefalos” vuol dire testa.

Quindi cefalea indica genericamente “mal di testa”.

Una generica cefalea a sua volta può essere di tipi diversi, e qui entrano in gioco altri termini come “emicrania” o “cefalea tensiva” che indicano dei tipi particolari di cefalea.

La parola “emicrania” vuol dire “mezza testa”, ed è nata quindi per indicare quelle forme molto comuni di mal di testa che colpiscono solo un lato, destro o sinistro, della testa.

Ma in epoca moderna emicrania è diventato un termine più complesso cioè indica una forma particolare di mal di testa, che deve possedere una serie di caratteristiche e non basta che colpisca un solo lato.

Queste caratteristiche sono state definite ed elencate  dalla Società Internazionale delle Cefalee, che si è presa il compito di definire non solo l’emicrania, ma anche gli altri tipi esistenti di cefalea.

Così è nata la classificazione della Società Internazionale delle Cefalee, la cui ultima versione è quella del 2004.

Rivolta agli addetti ai lavori non chiarisce tuttavia gli interrogativi di chi si avvicina per la prima volta all’argomento.

Lasciando a chi vuole il compito di consultare la classificazione delle cefalee tramite web, e ricordando che quanto qui descritto non sostituisce una accurata visita medica,  può essere utile affrontare il discorso fornendo delle linee di orientamento.

Il mal di testa può essere la spia di un disturbo anche grave che necessita di visita medica e di esami specialistici.

Spesso al termine di questo percorso viene fatta la diagnosi di cefalea primaria.

Questo è lo snodo principale. Cosa si intende per cefalea primaria? Significa che gli esami fatti non hanno evidenziato nessuna causa evidente di cefalea escludendo una cefalea secondaria a qualche altra malattia (cefalea secondaria o sintomatica). Se non esistono altre malattie il mal di testa viene definito cefalea primaria o essenziale.

In altre parole se il dolore ha una causa dimostrabile, per esempio una sinusite, allora è “secondario”, cioè curando la sinusite scomparirà anche il dolore. Se invece non c’è causa evidenziabile allora il mal di testa si produce da solo ed è detto “primario”.

Le due forme più comuni di cefalea primaria sono l’emicrania e la cefalea tensiva.

Ecco due termini che si incontrano spesso quando si parla di mal di testa ma che dobbiamo usare nel modo corretto.

Innanzitutto l’emicrania e la cefalea tensiva hanno una cosa in comune: sono cefalee primarie e se sono stati fatti degli accertamenti medici questi non hanno evidenziato delle patologie che possano causare mal di testa.

In un certo senso la loro origine risulta più misteriosa, proprio perché sono delle cefalee essenziali.

Sulla causa di queste cosiddette cefalee essenziali parlerò in un’altra pagina.

Ma anche se entrambe sono cefalee essenziali, emicrania e cefalea tensiva sono molto diverse tra di loro, e le caratteristiche principali sono riportate proprio nella Classificazione di cui si parlava sopra.

Principali caratteristiche dell’emicrania:

-è un tipo di mal di testa che si manifesta con attacchi che durano da 4 a72 ore

-il dolore è pulsante, colpisce un solo lato della testa, è di intensità media o forte, aumenta con la normale attività fisica,per esempio camminando o salendo le scale, si associa talvolta a nausea, vomito, fastidio per la luce, fastidio per il rumori.

Secondo la classificazione non devono essere presenti contemporaneamente tutte le caratteristiche elencate ma un certo numero di queste.

Cercando di comprendere in una sola descrizione quanto elencato sopra si tratta di un mal di testa che colpisce persone per il resto in buona salute, ma che si trovano a far fronte a degli attacchi anche feroci, che impediscono il più delle volte di lavorare, e rendono penoso anche solo il muoversi per casa, spesso costrette all’immobilità nell’attesa che l’attacco passi.

E’ fondamentale la presenza di un dolore intenso, che in parte o completamente impedisce di  svolgere qualunque attività. Che non si tratti di esagerazioni lo dimostra il fatto che spesso sono impossibili tutte le attività di svago o sportive del tempo libero. Quindi l’emicrania è un nemico non solo del lavoro, inteso come produzione, ma anche dello svago e delle attività creative.

Con quanto qui detto si è dato solo un cenno generale sull’emicrania, in realtà nella classificazione sono descritti sotto questa voce 6 tipi diversi, ognuno con le sue problematiche.

Comunque lo scopo di questo blog è quello di dare un primo orientamento, ricordate la metafora dei meridiani?

Principali caratteristiche della cefalea tensiva:

-il dolore è bilaterale, con sensazione di qualcosa che stringe o pesa (non pulsa),  con  intensità lieve o media,  non peggiora con la normale attività fisica, si può associare a   lieve nausea oppure a intolleranza alla luce o ai rumori.

-la durata è molto più variabile dell’emicrania perchè va da mezz’ora a 1 settimana, fino alle  forme croniche.

Anche in questo caso non è necessaria la presenza di tutti questi criteri ma di un certo numero, come specifica la classificazione.

Da questo elenco possiamo ricavare che la cefalea tensiva è meno forte dell’emicrania, è di tipo diverso, cioè non pulsa, è meno invalidante, a meno che non diventi cronica e allora può incidere sulla qualità della vita.


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Cluster headache, food can trigger attacks

This is a report of a patient suffering from cluster headache whose attacks are triggered by food.

Cluster headache is an excruciating type of headache with relatively short attacks every day for some weeks or months. Pain is localized in one side of the head, often around the eye. Typical associated symptoms are: red and watering eye, blocked or runny nostril, swelling of the eyelid, all on the some side as the pain. Attacks often occur at the same time each day, notably after lunch and during night.

Alcohol is a well known trigger of cluster headache and it is mandatory to avoid alcohol drinking during the bouts of headache. No food trigger is known to date.

A 49-year-old patient, suffering from cluster headache for 13 years, with 1 or 2 attacks per day, reported that his attacks are triggered by certain foods: spinach, lentils, lettuce, and broccoli. After eating these foods he has always noticed the onset of a typical attack, so he decided to remove them from the diet. I was very surprised because it was the first time that a cluster headache patient reported being sure of this cause-effect relationship. He found no correlation with neither chocolate nor with meat.

This observation is very valuable as it is the first time that a patient reports a food trigger other than alcohol (particularly beer).

We should not expect that all patients are susceptible to the some foods but it indicates that everyone has to look for a correlation to what he eats. This is especially important if the attacks appear after meals.

Regarding foods indicated by this patient as a possible trigger factor  we can only speculate: these are all foods with high folate content, a water-soluble B vitamin (whereas folic acid is a form of folate contained in vitamine supplements), and high nitrate/nitrite content (specially lettuce and spinach).

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w1 green spinach lentils, by jules, flickr cc

 We need to advise people suffering from cluster headache to pay attention to the foods eaten during the cluster period, keeping a journal and taking care of possible correlations: even seemingly innocuous green leafy vegetables or legumes can trigger an attack; similarly is useful to pay attention to supplements intake.

 

 


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I sintomi dell’emicrania

Si parla di emicrania per indicare un tipo particolare di mal di testa suscettibile di cura. Non tutti i mal di testa sono uguali, e ognuno nel corso della vita prima o poi ne fa esperienza. Fortunatamente la maggior parte di noi soffre raramente di mal di testa, in genere dopo eccessi lavorativi o alimentari, e tutto passa con un po’ di riposo. Ma per alcune persone questo disturbo diventa una compagnia abituale e rischia di stravolgerne la vita.

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Migraine by makelessnoise – Flickr Creative Commons Licence

Sgomberiamo intanto il campo dalla confusione di termini: quando si parla di emicrania o di cefalea? Si riferiscono entrambi al mal di testa, ma mentre “cefalea” indica in generale nel linguaggio medico ogni tipo di mal di testa, emicrania è solo una forma particolare di cefalea, particolarmente aggressiva e che colpisce per lo più le donne.

Costretta a letto dal mal di testa che pulsa, con una sensazione di nausea che talora può sfociare nel vomito, con le tapparelle abbassate per evitare la luce che acceca, insofferente ad ogni rumore che acuisce ancora di più il dolore… aggiungiamo che la donna colpita si trova nei giorni che precedono il mestruo. Ecco una descrizione che fa pensare subito all’emicrania.

Nella classificazione internazionale delle cefalee sono necessarie proprio queste caratteristiche per parlare di emicrania:

  • almeno due fra questi quattro sintomi: dolore su un solo lato della testa,qualità pulsante del dolore, dolore di intensità medio-grave, aggravamento con la normale attività fisica (come camminare o salire le scale)
  • almeno uno dei due: nausea e/o vomito, fotofobia e fonofobia

Ciò che differenzia l’altra comune forma di cefalea, la cefalea tensiva dall’emicrania è soprattutto la minore intensità del dolore (da lieve a moderato) ed il fatto di non essere aggravato dalla normale attività fisica.

Perchè è importante questa distinzione tra emicrania e cefalea tensiva? perchè la terapia è diversa. Se la diagnosi di emicrania è corretta esistono possibilità concrete di terapia sia correggendo lo stile di vita sia con farmaci specifici.

Un’intera classe di farmaci usati per trattare l’attacco di mal di testa, i triptani, funziona solo nell’emicrania e non nella cefalea tensiva. A parte il trattamento dell’attacco molto si può fare in chiave preventiva ed anche senza l’uso di farmaci. Infatti è risaputo che l’attacco di emicrania inizia spesso in situazioni prestabilite molte delle quali dipendono da cattive abitudini di vita: bere troppo poco, saltare i pasti, alzarsi tardi la mattina, fare il sonnellino pomeridiano, mancanza di attività fisica. Ognuno di questi semplici strappi alla routine quotidiana è in grado di scatenare un attacco di emicrania in persone predisposte che hanno ridotte capacità di adattamento dei propri bioritmi. Ecco perchè l’emicrania può essere definita un disturbo dell’adattamento dell’organismo, e in quanto tale si può fare un’efficace azione di prevenzione modificando le proprie abitudini.

A volte l’emicrania dipende da fattori che non si possono prevenire, come i cambiamenti climatici o le variazioni ormonali del ciclo mestruale, altri esempi di variazioni dell’ambiente esterno o interno dell’organismo che sollecitano le capacità di adattamento. Se non si può intervenire in altro modo è allora indicato iniziare una cura preventiva contro l’emicrania.

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Four seasons in Japan by Masakazu Matsumoto, Flickr Creative Commons Licence

 

 

 


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Emicrania e Forame Ovale Pervio (FOP)

E’ da tempo che è stata descritta l’associazione tra Emicrania Forame Ovale Pervio (FOP) cioè un foro che mette in comunicazione l’atrio destro con l’atrio sinistro del cuore, e che può favorire il passaggio di microemboli nella circolazione generale.

Il Forame Ovale Pervio è molto frequente nella popolazione generale, fino al 25-30%, ed è dovuto alla mancata chiusura entro il primo anno di età della via di comunicazione fetale tra la parte destra e la parte sinistra del cuore: nel feto il sangue ossigenato proveniente dalla placenta arriva al cuore destro e invece che dirigersi ai polmoni passa attraverso il Forame Ovale e raggiunge direttamente il cuore sinistro e l’aorta. Dopo la nascita si attiva la circolazione polmonare e il Forame Ovale gradualmente si chiude. La chiusura a volte non è completa e rimane questa comunicazione tra atrio destro e sinistro che generalmente passa inosservata e non è causa di sintomi. 

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By Centers for Disease Control and Prevention (Centers for Disease Control and Prevention) [CC0], via Wikimedia Commons

 

La persistenza del FOP diventa pericolosa solo nel caso in cui si formino emboli nel sistema venoso, in genere a seguito di trombosi venosa alle gambe, e quando si modifica la normale differenza di pressione tra cuore destro e cuore sinistro. In condizioni normali la pressione nella sezione sinistra del cuore è superiore a quella presente a destra e ciò impedisce il passaggio di eventuali emboli nella circolazione generale; ma nelle situazioni  in cui aumenta la pressione nei polmoni (per esempio con la tosse o con lo sforzo per defecare) aumenta di riflesso anche la pressione nell’atrio destro del cuore creando le condizioni per un passaggio di sangue dall’atrio destro a quello sinistro attraverso il forame ovale (shunt destro-sinistro). 

La presenza di questa anomalia cardiaca può essere evidenziata con due indagini diagnostiche: l’Ecocardiografia Trans-Esofagea e il Doppler transcranico.

La chiusura del Forame Ovale può essere effettuata per via percutanea introducendo nel sistema venoso un catetere che raggiunge il cuore e rilascia un dispositivo (“ombrellino”) adatto a chiudere il foro.

Ma in quali casi è indicata questa procedura? Il FOP quanto è frequente nell’emicrania? E se presente deve essere chiuso o no?

La presenza di FOP è stata implicata nella genesi di alcune forme di ictus in assenza di altri fattori di rischio (ictus criptogenetico) e nell’origine dell’emicrania con aura. Tralasciando l’ictus che rappresenta una patologia diversa, si pensa che nell’emicrania la presenza del Forame Ovale permetta a sostanze vasoattive disciolte nel sangue e normalmente inattivate a livello polmonare, di raggiungere direttamente la circolazione cerebrale scatenando l’attacco di emicrania.

I dati sulla frequenza di FOP nell’emicrania senza aura non si discostano con certezza dalla sua frequenza nella popolazione generale (20-30%). E’ solo nell’emicrania con aura che la frequenza sembra più alta (30-50%) e dopo la sua chiusura è stato descritto un miglioramento dell’emicrania.

E’ stato da poco pubblicato uno studio che cerca di dare una risposta alla domanda se nell’emicrania con aura è utile la chiusura del Forame Ovale per ridurre la cefalea (studio multicentrico PRIMA, Percutaneous Closure of PFO in Migraine with Aura, 2016). Bisogna però sottolineare il fatto che i pazienti inclusi nella studio presentavano sia attacchi di emicrania senza aura, sia attacchi con aura, e che il numero di giorni di emicrania non corrisponde al numero di aure.

La risposta al quesito principale dello studio (end-point primario) è stata negativa: la chiusura del FOP in 40 pazienti con emicrania con aura non ha ridotto il numero di giorni di emicrania.  Invece misurando solo i giorni in cui era presente anche l’aura si è vista una riduzione. Questo risultato ci mostra che la chiusura del FOP può ridurre il numero di aure ma non riduce il numero di giorni di mal di testa.

A tutt’oggi quindi, anche se lo studio citato non è conclusivo, si può dire che la chiusura del FOP non è indicata nel trattamento dell’emicrania con aura, considerato che si tratta di una pratica invasiva non priva di effetti collaterali, e che si può ricorrere in alternativa a trattamenti più semplici di natura farmacologica.

Solo se sono presenti altri fattori di rischio vascolare (alterazioni della coagulazione del sangue, assunzione di pillola estro-progestinica, fumo, diabete, ipertensione, dislipidemia) si può valutare l’indicazione alla chiusura del Forame Ovale Pervio non tanto per ridurre l’emicrania ma per ridurre il rischio di ictus cerebrale. 

 

Bibliografia: Eur Heart J (2016) 37, 2029–2036 doi:10.1093/eurheartj/ehw027. Percutaneous closure of patent foramen ovale in migraine with aura, a randomized controlled trial. Heinrich P. Mattle, Stefan Evers, David Hildick-Smith ,Werner J. Becker, Helmut Baumgartner, Jeremy Chataway, Marek Gawel, Hartmut Göbel, Axel Heinze, Eric Horlick, Iqbal Malik, Simon Ray, Adam Zermansky, Oliver Findling, StephanWindecker, and Bernhard Meier


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Ascoltare musica cura la demenza di Alzheimer

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  Il documentario che ha vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival del 2014 intitolato Alive Inside apre una nuova prospettiva nella cura della demenza di Alzheimer: l’ascolto della musica è in grado di attivare ricordi ed emozioni in anziani con quadro di demenza conclamato.

L’uso terapeutico della musica è diventato essenziale negli Stati Uniti e in Canada in tutti i contesti in cui si trattano pazienti con demenza: nelle case di riposo, nei centri diurni o a domicilio. Non è necessario personale specializzato, non stiamo parlando di musicoterapia o musicoterapisti, sono sufficienti un iPod e una playlist personalizzata che contenga brani musicali significativi per la persona che ascolta: a questo scopo è utile condurre un’indagine dettagliata del genere di musica preferito e dei brani a cui il paziente è più affezionato anche risalendo ad alcuni decenni prima.

La musica il movimento e la parola sono strettamente collegati nel cervello umano e quando è presente un deficit motorio o cognitivo come nella demenza di Alzheimer si può utilizzare la musica a scopo riabilitativo. D’altra parte l’ascolto della musica è collegato nel bambino allo sviluppo delle capacità motorie e comunicative e accompagna tutta la crescita; nell’adolescenza si forma addirittura una “colonna sonora” individuale che procede di pari passo con la conquista dell’indipendenza e con le prime esperienze affettive. Non si può non citare anche l’uso integrato della musica e del movimento a scopo terapeutico nella EURITMIA, o espressione del giusto ritmo, proposta da Rudolf Steiner nel 1921 come parte della medicina antroposofica: nell’euritmia si fondono linguaggio e movimento, musica e movimento. Mentre noi comunemente pensiamo che la musica sia collegata ai ricordi e alle emozioni Steiner aggiungeva che ad ogni suono corrisponde un movimento.

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L’introduzione su larga scala della musica nella terapia della demenza di Alzheimer e di altri deficit cognitivi o motori si deve a Dan Cohen ed alla sua organizzazione non-profit Music & Memory. Dan Cohen aveva osservato che mentre tutti i giovani e molti adulti e anziani posseggono un iPod e lo utilizzano per ascoltare i brani preferiti, nelle case di cura per anziani con Alzheimer questo strumento è praticamente sconosciuto. La musica che si ascolta proviene di solito dalla radio o viene diffusa nei luoghi di incontro, ma dal momento che non si tratta di brani scelti dai pazienti, viene percepita come rumore di fondo e spesso spinge gli ascoltatori a chiudersi ancora di più in sè stessi. Ben diverso è l’effetto di brani musicali riconoscibili e con un significato personale nello storia dell’ascoltatore: la musica fa riaffiorare ricordi ed emozioni e sembra scongelare personalità ibernate dall’avanzare dell’età. Con l’ascolto della musica si può anche ridurre l’agitazione e l’uso di farmaci sedativi e antipsicotici che aggravano il declino cognitivo del paziente con Alzheimer.

Il segreto del risultato terapeutico della musica è semplice: interrogare le persone che hanno vissuto insieme al paziente e scoprire quali sono stati i brani e i generi musicali a cui è affezionato, creando una play-list musicale personalizzata da riproporre per l’ascolto quotidiano: l’effetto può essere sorprendente! Visto che prevenire è meglio che curare consiglio a tutti gli anziani di ascoltare la loro musica preferita e dato che oggi non esistono più giradischi e le radio trasmettono musica moderna se si avvicina un compleanno o una festività facciamo un regalo ai nostri nonni. 

Autore: Domenico Piazza    


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Quando fare la TAC e la Risonanza Magnetica nella cefalea

 

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I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hanno esaminato il comportamento dei medici americani nei confronti di chi soffre di cefalea ¹. Il risultato non è confortante: i medici richiedono sempre più esami radiologici (soprattutto TAC e Risonanza Magnetica) e consulti specialistici e dedicano sempre meno tempo ad informare i pazienti su come prevenire il mal di testa adottando uno stile di vita sano. Le conseguenze sono l’aumento della spesa sanitaria e la perdita di giornate lavorative.

E’  stato esaminato un campione di oltre 9000 visite per cefalea effettuate tra il 1999 e il 2010, rappresentativo di 144 milioni di visite. La cefalea è uno dei più frequenti motivi di ricorso al medico con 12 milioni di visite all’anno negli USA ed un costo annuale di 31 miliardi di dollari. Nella maggior parte dei casi ci si rivolge al medico o per una cefalea comparsa da poco  o quando il mal di testa cronico si riacutizza.

La valutazione iniziale ha il fine di identificare quei casi, fortunatamente rari, in cui la cefalea è il sintomo di una patologia grave sottostante. Le linee-guida consigliano di limitare gli esami radiologici (soprattutto TAC del cranio e Risonanza Magnetica) e le visite specialistiche alle situazioni in cui sono realmente presenti dei fattori di allarme: evidenza di deficit neurologici durante la visita, presenza di un tumore noto, febbre e infezioni in atto, traumi. In tutti gli altri casi le linee-guida suggeriscono di evitare esami inutili e di fornire al paziente quelle informazioni che permettono di prevenire la cefalea (emicrania e cefalea tensiva) modificando lo stile di vita: imparare a gestire lo stress, identificare i fattori scatenanti alimentari, evitare la vita sedentaria, bere acqua a sufficienza (idratazione), non cambiare l’orario del sonno nel week-end, ecc.

Invece negli USA nei 12 anni esaminati è raddoppiato sia il numero di pazienti sottoposti a TAC o Risonanza Magnetica (dal 6,7 al 13,9%) sia il numero di quelli inviati a un consulto specialistico (dal 6,9 al 13,2%). Contemporaneamente si registra una riduzione del tempo dedicato al “counseling” cioè all’orientamento ed al sostegno del paziente che scende dal 23,5 al 18,5%.

Anche se l’aumento di richieste di esami radiologici può far pensare sulle prime a un atteggiamento responsabile e scrupoloso, in realtà  esprime il bisogno (legittimo) del medico che effettua la richiesta, a volte per insistenza del paziente, di tutelarsi da future rivalse. In questo caso andrebbe però spiegato che la maggior parte delle cefalee sono disturbi del funzionamento (cefalee primarie) e non della struttura del cervello (cefalee secondarie) e pertanto gli esami che studiano la struttura cerebrale, TAC e Risonanza Magnetica, sono inutili.

Inoltre trascurare di fornire adeguate informazioni impedisce al paziente di assumere un ruolo attivo nella cura  lasciando coltivare l’illusione che tutto dipenda dalla ricerca di fantomatiche “cause” che solo un esame radiologico può individuare.

RX

Gli esami e le visite specialistiche per cefalea sono, anche secondo le linee-guida, in gran parte inappropriati, cioè non giustificati, e spesso fonte di ulteriori problemi: è il caso del frequente riscontro occasionale di anomalie che non hanno relazione con il mal di testa, ma allarmano il paziente e lo avviano in un tunnel di accertamenti ed esami inutili e costosi. Ci si ritrova così nella situazione paradossale che la richiesta di esami si autoalimenta e anziché risolvere l’incertezza del paziente la accresce.

Oltre ai “costi emotivi” per il paziente, ci sono i costi in termini di salute perché gli esami effettuati comportano rischi di cui bisogna tenere conto: rischio di reazioni allergiche se vengono utilizzati mezzi di contrasto, rischio di Fibrosi Sistemica Nefrogenica in pazienti con insufficienza renale quando viene utilizzato il gadolinio (mezzo di contrasto per la Risonanza Magnetica), rischi connessi all’uso di radiazioni ionizzanti  quando si effettuano esami radiografici e TAC.

Questo è il rischio maggiore perché le radiazioni ionizzanti presentano un effetto cumulativo nel tempo e possono danneggiare il DNA e causare il cancro. Il rischio è maggiore nel caso di esposizione in giovane età per l’accumulo progressivo del danno nel corso degli anni.

Per avere un’idea della quantità di radiazioni ionizzanti a cui ci si espone con la TAC è utile prendere come riferimento  il numero equivalente di radiografie del torace ²:

  • TAC del cranio = 85 radiografie del torace
  • TAC della colonna cervicale = 85 radiografie del torace
  • TAC della colonna lombare = 255 radiografie del torace

Questi valori sono puramente indicativi in quanto la dose  di radiazioni dipende dalle modalità tecniche dell’esame e dal tipo di apparecchio: anche se le TAC più recenti utilizzano dosi di radiazione ridotte questo vantaggio può essere vanificato se si aumenta il numero di scansioni e di immagini che si vogliono ottenere.

Nel 2013 la Società Americana delle Cefalee (American Headache Society) ha aderito all’iniziativa di collaborazione tra medico e paziente denominata CHOOSING WISELY per una scelta consapevole del percorso diagnostico e terapeutico al fine di evitare esami e terapie non necessarie³. Tra le altre raccomandazioni si citano:

  1. evitare studi diagnostici radiologici in pazienti che presentano una cefalea stabile che risponde ai criteri diagnostici dell’emicrania
  2. non utilizzare la TAC quando è disponibile la Risonanza Magnetica, tranne che in Pronto Soccorso.

Autore: Dr. Domenico Piazza

 

  1. JN Mafi,ST Edwards, NP Pedersen, RB Davis, EP McCarthy, BE Landon. Trends in the ambulatory management of headache; analysis of NAMCS and MHAMCS data 1999-2010. Journal of General Internal Medicine, 2015, 30, 5, pp 548-555
  2. La diagnostica per immagini, Linee guida nazionali di riferimento, SIRM, 2004
  3. Choosing wisely in headache medicine: the American Headache Society’s list of five things physicians and patients should question. Headache, 2013, 53, 1651-1659